lunedì 14 novembre 2016

Cosa cambia in Europa? E in Sardegna? Juncker e Tusk scrivono a Donald J. Trump

trump primo piano
Sarebbe stato tutto più facile con Hillary Clinton che, definita "usato garantito" per Bruxelles, avrebbe rassicurato l'Europa sulla continuità nei rapporti transatlantici. Donald Trump invece è un'oscura incognita.  Durante la sua campagna elettorale non si contano le  uscite anti-europee che preoccupano non poco sulle future relazioni tra UE e USA. Innanzitutto preoccupa il NO secco di Trump al TTIP, il  discusso Trattato transatlantico di libero scambio fortemente voluto da Clinton, Obama e Juncker e sostenuto incondizionatamente da paesi come l'Italia. Inoltre, il neo-eletto Presidente non ha mai nascosto posizioni definibili euroscettiche, annunciando barriere doganali a sostegno del Made in Usa, rivolte soprattutto a mantenere le promesse elettorali in materia di crescita dell'occupazione. Al riguardo, secondo Trump ed il suo consigliere Navarro (professore alla Merage School of Business dell’Università della California-Irvine),La migliore riforma del lavoro” è la "rinegoziazione degli accordi commerciali con la Cina", cosa non facile. Se poi Trump non nasconde la sua antipatia nei confronti della Cina, agli europei non è gradito neppure il suo feeling con Putin che, inaspettatamente, li costingerà al compito gravoso di rivedere gli schemi tradizionali che sino ad oggi hanno governato i rapporti con gli USA, il loro piú importante alleato dal dopoguerra, impostando un nuovo approccio di cooperazione tra la Russia post-sovietica e l'Occidente. Tutte cose che potrebbero indirettamente avvantaggiare l'attuale Mercato Unico Europeo, ormai in piena decadenza. Inoltre, il miliardario-Presidente, fedele al principio: America First (cioè innanzitutto tutela degli interessi del suo Paese) ha fatto capire chiaramente di non essere interessato ad impegnarsi in Est-Europa (cosa che bloccherebbe l'uso strumentale della NATO avviato ai confini dell'Est-europeo e a cui Putin ha risposto in modo alquanto chiaro), privileggiando la lotta al nemico Islamico che, pare, giustificherebbe la trasformazione della NATO in strumento di lotta contro il terrorismo. Ma per far questo Trump invita gli europei, definiti "scrocconi", ad impegnarsi maggiormente, aumentando le spese militari. Cosa che, ad alcuni paesi come l'Italia, la Francia e la Germania, grandi produttori e spacciatori di "equipaggiamenti di difesa" (armi), non dispiacerà affatto.

E in Sardegna? Cosa potrebbe accadere? Da quanto evidenziato qui sopra non possiamo aspettarci nulla di buono, anzi! Senza soffermarsi sulla tradizionale indifferenza che la "classe politica" nostrana riserva alle questioni geo-politiche, sentendosi protetta dal fatto di vivere in un'isola isolata, è sufficiente soffermarsi sul ruolo di "portaerei" nel Mediterraneo che la Sardegna si è "conquistata" in decenni di discutibili investimenti a favore della militarizzazione del proprio territorio. Oggi, da un lato l'Unione Europea, con la sua preoccupante "Politica esterae di sicurezza comune" che, di fatto, intende difendere i propri confini attraverso filo spinato e, appunto, portaerei nonchè, dall'altro lato, gli USA di Trump, che vedono nel "terrorismo islamico" il nemico da sconfiggere, potrebbero concretizzare la possibilità di una modifica dello statuto NATO in permanente modalità: "anti-terrorismo", con una conseguente possibile recrudescenza di interventi armati - e eventuali reazioni - in tutta l'Area Mediterranea in cui, pare, la Sardegna ha una posizione "privilegiata", in particolare se consideriamo i seguenti aspetti: 1) I lodevoli rapporti dell'Italia con l'Arabia Saudita, ed il continuo sforzo di quest'ultima nel sostenere la corrente fondamentalista conosciuta come wahabismo, oltre ai collegamenti di Rijad con il peggio del terrorismo mondiale; 2) In Sardegna, come tutti sanno, "si trovano dislocate alcune delle basi militari americane più rilevanti, per dimensioni e caratteristiche, del Mediterraneo"; 3) A Domusnovas si fabbricano bombe che i sauditi scaricano sullo Yemen, il Paese piú povero del Medio-Oriente dove, ogni giorno, muoiono almeno 6 bambini..e non di certo di morte naturale; 4) Il big business dei sardi con il Qatar, anch'esso tra i finanziatori del terrorismo internazionale di matrice islamica.   
"Il privilegio dell'assurdità, a cui nessuna creatura vivente è soggetta, tranne l'uomo."(T. Hobbes)

Ma ecco la letterina di benvenuto a Trump dei due leader europei. Da notare l'atteggiamento a dir poco incoerente di Juncker che, qualche giorno dopo, parlando ad un gruppo di studenti presso la Corte di Giustizia a Lussemburgo, ha definito l'elezione di Trump come “potenzialmente pericolosa” e che con lui “perderemo due anni: il tempo che faccia il giro del mondo che non conosce“.
  
Bruxelles, 9 novembre 2016
Signor Presidente eletto,
Porgiamo le nostre più sincere congratulazioni per la Sua elezione a 45º Presidente degli Stati Uniti d’America.
Il partenariato strategico tra l’Unione europea e gli Stati Uniti è radicato nei nostri valori condivisi: la libertà, i diritti umani, la democrazia e la fiducia nell’economia di mercato. Nel corso degli anni, l’Unione europea e gli Stati Uniti hanno lavorato insieme per garantire la pace e la prosperità ai nostri cittadini e ai popoli di tutto il mondo.
Oggi il rafforzamento delle relazioni transatlantiche è più importante che mai. Solo collaborando strettamente l’UE e gli USA possono continuare a fare la differenza nell’affrontare sfide senza precedenti quali il Da’esh, le minacce alla sovranità e integrità territoriale dell’Ucraina, il cambiamento climatico e la migrazione.
Fortunatamente, il partenariato strategico tra UE e Stati Uniti è ampio e profondo: dai nostri sforzi comuni volti a rafforzare la sicurezza energetica e ad affrontare il cambiamento climatico, alla collaborazione tra l’UE e gli Stati Uniti nel fronteggiare le minacce per la sicurezza del vicinato orientale e meridionale dell'Europa, fino ai negoziati sul Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti - non dobbiamo risparmiare  alcuno sforzo per fare sì che i legami che ci uniscono rimangano forti e duraturi.
Dobbiamo consolidare i ponti che abbiamo costruito tra le due sponde dell’Atlantico. Gli europei sono convinti che l'America, i cui ideali democratici sono sempre stati un simbolo di speranza in tutto il mondo, continuerà ad investire nei partenariati con i propri amici e alleati, contribuendo a dare più sicurezza e prosperità ai nostri cittadini e ai cittadini del mondo.
Cogliamo questa occasione per invitarLa a visitare l’Europa non appena possibile per un vertice UE — USA. Nel corso di tali colloqui potremo tracciare la rotta delle nostre relazioni per i prossimi quattro anni.
Cordiali saluti,
Per il Consiglio europeo: Donald TUSK                                     
Per la Commissione europea: Jean-Claude JUNCKER