venerdì 1 giugno 2018

Come funzioneranno i fondi per lo sviluppo regionale oltre il 2020. Le proposte della Commissione e i dubbi dell'Alleanza Europea per la Coesione


Per il prossimo bilancio a lungo termine dell'UE (2021-2027) la Commissione Europea propone uno schema di modernizzazione della principale politica di investimenti dell'UE, la Politica di Coesione Economica, Sociale e Territoriale. Secondo Bruxelles, l'economia dell'UE sarebbe in ripresa ma per rimediare agli squilibri che tuttora persistono tra gli Stati membri e al loro interno, è necessario un ulteriore impegno in termini di investimenti che, con una dotazione di 373 miliardi di € per il periodo 2021-2027(1), possono contribuire a ridurre tali squilibri. Secondo la recente proposta della Commissione, le risorse continueranno ad essere indirizzate verso le regioni che più necessitano di mettersi alla pari con il resto dell'UE.
Un risultato importante per la Coalizione Europea per la Coesione (Cohesion Alliance)(2) che, mobilitando tutte le parti coinvolte direttamente o indirettamente nella Politica di Coesione dell'UE, ha svolto nel corso dell'ultimo anno un ruolo importante per evitare i previsti ulteriori tagli al bilancio (-15% o -30%) e per assicurare il sostegno finanziario dell'UE a tutte le regioni e le città europee dopo il 2020.
La coalizione Europea #CohesionAlliance accoglie le proposte della Commissione per estendere l'azione a tutte le regioni e con un forte ruolo per queste e per le città dell'UE ma mette in guardia contro l'impatto dei tagli al bilancio.

Le principali caratteristiche della proposta avanzata dalla Commissione concernono:
- La fissazione di una serie di Priorità di Investimento. La maggior parte degli investimenti a valere sul Fondo europeo di sviluppo regionale e sul Fondo di coesione sarà destinata all'innovazione, al sostegno delle piccole imprese, alle tecnologie digitali e alla modernizzazione industriale. Contribuirà inoltre alla transizione verso un'economia circolare a basse emissioni di carbonio e alla lotta contro i cambiamenti climatici, rispettando gli impegni assunti con l'accordo di Parigi.
- Proseguire con gli investimenti in tutte le regioni. Le regioni ancora in ritardo in termini di crescita o di reddito, principalmente situate nell'Europa meridionale e orientale, continueranno a beneficiare di un considerevole sostegno dell'UE in quanto, molte di esse e anche se situate negli Stati membri più ricchi, hanno difficoltà a “realizzare la transizione industriale, a contrastare la disoccupazione e ad affermarsi in un'economia globalizzata”.
- Rimane la distinzione tra regioni meno sviluppate, in transizione e più sviluppate e il PIL pro capite resta sempre il criterio predominante per l'assegnazione dei fondi. Tuttavia, considerati gli importanti limiti visibilmente dimostrati da tale criterio (è emblematico il caso dell'ingresso della Sardegna tra le regioni “in transizione” nell'attuale programmazione), vengono introdotti alcuni nuovi criteri diretti a rispecchiare più fedelmente la realtà: disoccupazione giovanile, istruzione, basso livello di istruzione, cambiamenti climatici come pure l'impegno per l'accoglienza e l'integrazione dei migranti.
- Gestione a livello locale e maggiore autonomia e responsabilità delle regioni, anche sostenendo strategie di sviluppo gestite a livello locale. Le autorità competenti a livello locale, urbano e territoriale verrebbero maggiormente coinvolte nella gestione dei fondi dell'UE, mentre si vorrebbero aumentare i loro tassi di cofinanziamento, al fine di accrescere la titolarità (e le responsabilità) dei progetti co-finanziati dai fondi dell'UE alle regioni e alle città.
- Meno burocrazia e più flessibilità, per un accesso più semplice ai fondi, anche alleggerendo i controlli per le imprese e gli imprenditori che beneficiano del sostegno dell'UE e prevedendo un corpus unico di norme per facilitare l'attività dei gestori dei programmi finanziati tramite fondi dell'UE e agevolare le sinergie. Ad esempio, lo sviluppo di strategie locali tra i fondi della Politica di Coesione e i finanziamenti a titolo del Fondo Asilo e migrazione favorirebbe l'integrazione dei migranti. Il quadro unico di norme consentirebbe anche collegamenti più efficienti con altri fondi che rientrano negli strumenti di bilancio dell'UE. Gli Stati membri potranno, ad esempio, scegliere di trasferire parte delle risorse della Politica di Coesione al programma InvestEU. Inoltre, un maggior livello di flessibilità aiuterebbe a far fronte agli imprevisti, attraverso un adeguamento alle esigenze che favorirebbe la stabilità necessaria per la pianificazione degli investimenti a lungo termine. Viene proposto un Riesame Intermedio, rivolto a determinare l'eventuale necessità di modificare i programmi operativi regionali per gli ultimi 2 anni del periodo di finanziamento, con la possibilità di trasferire risorse limitate nell'ambito degli stessi.
- La proposta della Commissione prevede il collegamento della Programmazione dei fondi con il Semestre Europeo, con l'obbiettivo di migliorare il contesto degli investimenti in Europa favorendo l'integrazione con il potenziale degli investimenti nazionali e garantendo la complementarità ed il coordinamento con un Programma di sostegno alle riforme e una “Funzione di stabilizzazione degli investimenti”.

La posizione dell'Alleanza per la Coesione

  L'Alleanza esprime soddisfazione per il fatto che la Politica di Coesione rimarrà lo strumento di investimento più potente dell'UE nel corso degli anni 2021-2017, coprendo tutte le regioni e coinvolgendo i partner locali nel pieno rispetto dei principi chiave della governance multilivello.

Questi elementi di base rispecchiano le principali richieste formulate in seno alla #CohesionAlliance, la coalizione di coloro che credono che la Politica di Coesione dell'UE debba continuare a essere un pilastro del futuro dell'UE. L'Alleanza, creata attraverso la cooperazione tra le principali associazioni europee di città e regioni e il Comitato Europeo delle Regioni, esige che il bilancio dell'UE dopo il 2020 renda la Politica di Coesione più forte, più efficace, visibile e disponibile per ogni regione dell'Unione europea.

Nei prossimi mesi, l'attività dell'Alleanza si concentrerà su:
  • la riduzione dei tagli del 10% proposti dalla Commissione;
  • vigilare ed evitare che il proposto rafforzamento del legame tra la Politica di Coesione e il Semestre Europeo, unito a determinate misure di semplificazione, non finiscano per escludere gli attori locali dalle decisioni chiave circa la pianificazione e l'implementazione degli investimenti.
Al riguardo, il Presidente del Comitato europeo delle regioni, Karl-Heinz Lambertz ha affermato:"La forte mobilitazione a Bruxelles e negli Stati membri ha permesso alla CohesionAlliance di raggiungere i primi importanti risultati. Accogliamo con favore le proposte della Commissione europea per rafforzare l'impatto della Politica di Coesione, in particolare nelle molte regioni che subiscono un declino industriale, e il fatto che le nuove proposte indicano chiaramente la necessità per gli Stati membri di coinvolgere adeguatamente i partner regionali e locali nella preparazione e nell'attuazione dei programmi. Tuttavia, una tendenza alla centralizzazione minaccia ancora l'essenza stessa della Politica di Coesione dell'UE, come nel caso delle regole che la collegano al coordinamento delle politiche macroeconomiche nell'ambito del Semestre Europeo. Lavoreremo sodo e coopereremo con il Parlamento europeo per garantire che l'attuale punto di partenza positivo della Commissione sia migliorato nell'interesse di tutti i cittadini dell'UE ".
Anche la
CRPM ha manifestato preoccupazione sia circa la possibile frammentazione della Politica di Coesione, che per l'eliminazione dei programmi marittimi transfrontalieri e l'introduzione della possibilità di trasferire i fondi della Politica di Coesione verso altri strumenti dell'UE diversi dalla Politica di Coesione. La CRPM è inoltre preoccupata che il FSE possa diventare un fondo autonomo nel bilancio e con propri obiettivi, poiché ciò potrebbe comportare la perdita della dimensione territoriale del Fondo. Il Presidente della CRPM, Vasco Cordeiro, ha dichiarato: "In primo luogo, il 2 maggio scorso la Commissione ha proposto di ridurre il bilancio della Politica di Coesione del 10%. Ora la Commissione propone di ridurre in modo sostanziale il contributo dell'UE al tasso di co-finanziamento dei programmi nel quadro della Coesione. Ciò significa una doppia riduzione dei fondi della Politica e un doppio onere per le regioni e gli Stati membri che lavorano per raggiungere la coesione sociale, economica e territoriale ".
Secondo il Presidente di
EUROCITIES e sindaco di Gand (Belgio), Daniël Termont: "La Politica di Coesione deve svolgere un ruolo importante nel portare l'UE più vicina ai cittadini ma tale aspetto non rileva nelle nuove proposte di modifica. Abbiamo bisogno di accentuare in modo forte e deciso il ruolo delle città nella definizione delle priorità della futura programmazione e ci opponiamo fermamente alle proposte rivolte ad isolare il FSE. Per affrontare le sfide urbane è vitale che il FSE e il FESR lavorino insieme di più e non di meno: questo è l'unico modo in cui questi fondi ci aiuteranno a ottenere risultati negli ambiti di maggior interesse per i cittadini."
Particolarmente critico il Presidente della AER e della Regione Västra Götaland in Svezia, Magnus Berntsson, ha dichiarato:
"Accogliamo con favore la proposta della Commissione per una Politica di Coesione a favore di tutte le regioni e a mantenere le tre categorie di regioni attualmente previste. Il principio del partenariato e l'approccio di governance multilivello, unitamente all'impegno di stabilire regole più semplici e flessibili per accedere e gestire i fondi della Politica di Coesione sono anch'essi benvenuti. Tuttavia, siamo
delusi dalla proposta della Commissione di escludere il Fondo Sociale Europeo dai fondi della Coesione. Nutriamo inoltre serie preoccupazioni riguardo alla possibilità per gli Stati membri di trasferire parte delle risorse della loro Politica di Coesione nel nuovo fondo denominatio InvestEU. Inoltre, non riteniamo accettabile la proposta del collegamento con il Semestre Europeo, in quanto riteniamo possa consentire di allontanare i fondi dalla Politica di Coesione e dai suoi obiettivi in ​​incentivi dall'alto verso il basso per le riforme strutturali. Le mosse per centralizzare i fondi UE sono inaccettabili.
Il Presidente di
AEBR, Oliver Paasch, Ministro-Presidente della Comunità di lingua tedesca del Belgio, ha sottolineato "la cooperazione all'interno dell'Alleanza della Coesione ha reso possibile una Politica per tutte le regioni europee, suddivise nelle tre categorie attuali. Accogliamo con favore anche l'accordo su un'autentica semplificazione e flessibilità dei regolamenti, nonché l'impegno a mantenere un forte sostegno per la cooperazione territoriale, in particolare transfrontaliera, quale strumento principale per l'integrazione europea che parte dal basso. Tuttavia, perdiamo i programmi transfrontalieri marittimi e auspichiamo che questa tipo di cooperazione venga riconvertita in uno strumento più appropriato e forse più efficiente, poichè da esso dipendono numerose regioni europee interessate a rafforzare i loro legami con i propri vicini. Ciò vale anche per i programmi che coinvolgono le frontiere esterne dell'UE. Siamo inoltre preoccupati per la crescente tendenza verso la centralizzazione, invece di promuovere una partecipazione più efficiente degli enti locali e regionali nell'intero ciclo di programmazione. Anche l'esclusione del Fondo Sociale dalla Politica di Coesione, unitamente ad altri segnali di frammentazione, costituiscono ulteriori motivi di preoccupazione".
Ana Luís, Presidente della CALRE e dell'Assemblea legislativa della Regione autonoma delle Azzorre, ha sottolineato che: "L'Europa del futuro deve essere un'Europa che lavora per la convergenza tra le sue diverse regioni; per questo motivo i fondi messi a disposizione devono consentire loro di convergere. Solo così ci sarà un'Europa forte e coesa".


Per ulteriori informazioni 
Sviluppo regionale e Politica di Coesione oltre il 2020:   
Testi giuridici e schede informative
  
Ulteriori informazioni sul bilancio dell'UE per il futuro sono disponibili qui

Dotazioni a favore della Politica di Coesione per il periodo 2021-2027*
VISUAL

  [*] Prezzi correnti, tenendo conto dell'inflazione.


1) Più di 350 miliardi di euro tra il 2014 e il 2020, la Politica di Coesione, attuata attraverso i fondi strutturali e di investimento europei, è il principale strumento di investimento dell'UE che riduce le disparità regionali, crea occupazione, apre nuove opportunità commerciali e affronta importanti problemi globali come il clima cambiamento e migrazione. È l'unica politica dell'UE che copre tutte le comunità locali europee, coinvolgendo le parti interessate locali a fornire strategie di crescita guidate da obiettivi condivisi dell'UE.
2) Governi nazionali, regionali e locali, PMI, ONG, scuole, università, organizzazioni culturali, chiunque crede e intende beneficiare concretamente della Politica di Coesione dell'UE è invitato ad aderire alla #CohesionAlliance, firmando la dichiarazione. La coalizione lanciata dai cittadini e cittadine europei, dalle principali associazioni di regioni e città (quali: l'Associazione delle regioni frontaliere europee (AEBR), l'Assemblea delle regioni europee (ARE), la Conferenza di Assemblee legislative regionali europee (CALRE), il Consiglio dei comuni e delle regioni europee (CCRE), la Conferenza delle regioni periferiche marittime d'Europa (CRPM) e EUROCITIES) e dal Comitato Europeo delle Regioni, che ha attirato circa 5500 singoli firmatari, 115 regioni, 80 città, 50 associazioni di autorità regionali e locali, 40 membri del Parlamento europeo e 30 associazioni settoriali che rappresentano oltre il 90% della popolazione dell'UE.

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