mercoledì 13 marzo 2019

Relazioni UE-Cina: La Commissione propone 10 azioni

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In considerazione del potere economico e dell'influenza politica sempre maggiori della Cina, la Commissione europea ne analizza con attenzione le relazioni con l'UE e le relative sfide e opportunità. L'analisi ha prodotto 10 azioni concrete che i capi di Stato o di governo dell'UE dovranno discutere e approvare al Consiglio europeo del 21 marzo.

L'Unione europea e la Cina si sono impegnate a costruire un partenariato strategico globale, ma in Europa è sempre più diffusa la sensazione che l'equilibrio tra le sfide e le opportunità associate alla Cina si sia modificato. Attraverso una Comunicazione, la Commissione europea avvia una discussione per migliorare l'approccio europeo con l'obiettivo di renderlo più realistico, assertivo e pluridimensionale.

La Cina è al tempo stesso un partner di cooperazione con obiettivi strettamente allineati a quelli dell'UE, un partner di negoziato con cui l'UE deve trovare un equilibrio di interessi, un concorrente economico che ambisce alla leadership tecnologica e un rivale sistemico che promuove modelli di governance alternativi. L'UE sfrutterà i collegamenti tra i diversi ambiti e settori strategici per dare maggiore impulso alla realizzazione dei propri obiettivi. Solo se saranno veramente uniti, l'UE e gli Stati membri potranno conseguire i loro obiettivi in relazione alla Cina.
La Comunicazione della Commissione propone 10 azioni come punti di discussione. Sebbene queste azioni siano state definite nell'ambito delle relazioni con la Cina, alcune di esse riguardano la competitività e la sicurezza globali dell'UE.
In linea generale, la risposta dell'UE perseguirà tre obiettivi:
  • basandosi su interessi e principi chiaramente definiti, l'UE dovrebbe approfondire il dialogo con la Cina per promuovere gli interessi comuni a livello mondiale;
  • l'UE dovrebbe promuovere attivamente condizioni più equilibrate e reciproche che disciplinino le relazioni economiche;
  • vi sono infine settori in cui, per preservare a lungo termine la propria prosperità, i propri valori e il proprio modello sociale, la stessa UE deve adattarsi alle mutate realtà economiche, potenziare le sue politiche interne e rafforzare la sua base industriale.

Ecco le azioni proposte:

  • Azione 1: l'UE intensificherà la cooperazione con la Cina per adempiere alle responsabilità comuni relative ai tre pilastri delle Nazioni Unite: diritti umani, pace e sicurezza, sviluppo.
  • Azione 2: per lottare in modo più efficace contro i cambiamenti climatici, l'UE invita la Cina a iniziare a ridurre le sue emissioni entro il 2030, in linea con gli obiettivi dell'accordo di Parigi.
  • Azione 3: prendendo spunto dalla cooperazione positiva riguardo al piano d'azione congiunto globale per l'Iran, l'UE approfondirà il dialogo con la Cina in materia di pace e sicurezza.
  • Azione 4: per salvaguardare il suo interesse nei confronti della stabilità, dello sviluppo economico sostenibile e della buona governance nei paesi partner, l'UE applicherà in modo più rigoroso gli accordi e gli strumenti finanziari bilaterali esistenti e collaborerà con la Cina per seguire gli stessi principi nell'attuare la strategia dell'UE in materia di connessione tra l'Europa e l'Asia.
  • Azione 5: per instaurare relazioni economiche più equilibrate e reciproche, l'UE invita la Cina a onorare gli impegni congiunti UE-Cina già esistenti, tra cui la riforma dell'Organizzazione mondiale del commercio, specie per quanto riguarda le sovvenzioni e i trasferimenti forzati di tecnologia, e la conclusione di accordi bilaterali sugli investimenti entro il 2020, sulle indicazioni geografiche entro tempi brevi e sulla sicurezza aerea nelle prossime settimane.
  • Azione 6: per promuovere la reciprocità e ampliare le opportunità di appalto in Cina, il Parlamento europeo e il Consiglio dovrebbero adottare lo strumento per gli appalti internazionali entro la fine del 2019.
  • Azione 7: per garantire che si tenga conto non solo del prezzo, ma anche di standard elevati in materia di lavoro e di ambiente, la Commissione pubblicherà entro la metà del 2019 linee guida sulla partecipazione di beni e offerenti stranieri al mercato UE degli appalti. Entro la fine del 2019 la Commissione esaminerà inoltre, insieme agli Stati membri, l'applicazione del quadro attuale per individuarne le lacune.
  • Azione 8: per ovviare efficacemente agli effetti distorsivi della proprietà statale e dei finanziamenti pubblici esteri nel mercato interno, la Commissione individuerà entro la fine del 2019 il modo di ovviare alle lacune esistenti nel diritto dell'UE.
  • Azione 9: per scongiurare le possibili gravi implicazioni in termini di sicurezza delle infrastrutture digitali critiche, va definito un approccio comune dell'UE alla sicurezza delle reti 5G. Dopo il Consiglio europeo, la Commissione europea pubblicherà una raccomandazione per avviare questo processo.
  • Azione 10: per individuare i rischi che gli investimenti esteri nei beni, nelle tecnologie e nelle infrastrutture critiche rappresentano in termini di sicurezza, e migliorare l'informazione in merito, gli Stati membri dovrebbero garantire l'attuazione rapida, integrale ed effettiva del regolamento sul controllo degli investimenti esteri diretti.

Prossime tappe

La comunicazione congiunta sarà presentata al Consiglio europeo il 21-22 marzo, mentre il Consiglio Affari esteri del 18 marzo sarà la prima occasione in cui gli Stati membri potranno scambiare opinioni in proposito. Il prossimo vertice UE-Cina è programmato per l'inizio di aprile.

Contesto

Il quadro strategico esistente per le relazioni dell'UE con la Cina è costituito dalle conclusioni del Consiglio relative alla strategia dell'UE sulla Cina, adottate nel luglio 2016, e dalla comunicazione congiunta della Commissione e dell'Alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza del giugno 2016 dal titolo "Elementi per una nuova strategia sulla Cina". Queste rimangono le basi della politica dell'UE nei confronti della Cina.

Ulteriori informazioni

La Commissione accoglie con favore le Nuove norme per la riscossione dell'IVA sulle vendite online

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I ministri degli Affari economici e finanziari dei paesi membri dell'UE hanno raggiunto un accordo su una serie di misure rivolte a semplificare le norme sull'IVA per le vendite online, garantendo allo stesso tempo che i mercati online abbiano un proprio ruolo nella lotta contro le frodi fiscali.

Le nuove norme garantiranno un'introduzione fluida delle nuove misure in materia di IVA per il commercio elettronico concordate nel dicembre 2017 e destinate a entrare in vigore nel gennaio 2021. Esse dovrebbero altresì aiutare gli Stati membri a recuperare i 5 miliardi di € di introiti fiscali persi nel settore ogni anno, una cifra destinata a raggiungere i 7 miliardi di € entro il 2020.

Affrontare la non conformità in materia di IVA sulle vendite facilitate dalle piattaforme online

Le imprese non europee, incluse quelle che utilizzano i depositi o i cosiddetti "centri di elaborazione degli ordini" nell'UE, possono vendere beni ai consumatori europei attraverso i mercati online. Per le autorità fiscali può essere difficile riscuotere l'IVA dovuta su tali beni.
Conformemente alle misure concordate nel dicembre 2017, i mercati digitali saranno considerati il venditore quando facilitano la vendita di beni di valore fino a 150 € a clienti nell'UE da parte di imprese non europee attraverso le loro piattaforme. Dato di particolare rilevanza, le stesse norme si applicheranno quando imprese non europee utilizzano piattaforme online per vendere beni ubicati nei "centri di elaborazione" all'interno dell'UE, indipendentemente dal loro valore, consentendo alle autorità fiscali di esigere l'IVA dovuta su tali vendite. Le piattaforme online dovranno inoltre tenere registri delle vendite di beni o servizi effettuate dalle imprese che utilizzano la piattaforma.
Le nuove norme specificano con maggiori dettagli se e quando si ritiene che i mercati online agevolino tali forniture, in base a chi stabilisce termini e condizioni della fornitura nonché il relativo ruolo nel pagamento o nell'ordine e nella fornitura dei beni. Le norme specificano in dettaglio il tipo di registri che devono tenere le piattaforme che agevolano le forniture di beni o servizi a clienti nell'UE.

Un nuovo sistema dell'IVA per i venditori online 

Le norme in esame garantiranno inoltre che un nuovo sistema dell'IVA sia pronto per le imprese di vendita online dal 2021. Le norme introducono nel sistema i nuovi elementi fondamentali necessari affinché le imprese online possano trarre pieno vantaggio dal mercato unico dell'UE.
Il portale aggiornato sull'IVA nel commercio elettronico, denominato "sportello unico", istituito mediante tali misure consentirà alle imprese che vendono beni online ai loro clienti di assolvere gli obblighi in materia di IVA nell'UE attraverso un portale online di facile utilizzo nella loro lingua.
Senza il portale sarebbe necessaria la registrazione ai fini dell'IVA in ciascuno Stato membro dell'UE in cui le imprese intendono vendere, una situazione descritta dagli interessati come uno dei maggiori ostacoli per le piccole imprese che effettuano operazioni transfrontaliere. Per i fornitori di servizi elettronici il sistema è operativo già dal 2015 e funziona bene.

Prossime tappe

L'adozione definitiva delle nuove norme sarà possibile dal momento in cui sarà disponibile il parere consultivo del Parlamento europeo. Stante quanto premesso, gli Stati membri possono basarsi sulle norme adottate oggi per iniziare ad ampliare i loro sistemi informatici.
Le nuove norme in materia di IVA si applicheranno dal 1° gennaio 2021 e gli Stati membri avranno tempo fino alla fine del 2020 per recepire nell'ordinamento nazionale le nuove norme della direttiva IVA. Le imprese desiderose di avvalersi dello sportello unico per l'IVA ampliato possono iniziare a registrarsi negli Stati membri dal 1° ottobre 2020.

Per ulteriori informazioni

Le misure proposte si collegano al piano d'azione sull'IVA della Commissione "Verso uno spazio unico europeo dell'IVA", presentato nell'aprile 2016.
Il sistema comune d'imposta sul valore aggiunto (IVA) svolge un ruolo importante nel mercato unico europeo. L'IVA è un'importante fonte di entrate in crescita nell'Unione e nel 2015 ammontava a più di 1 000 miliardi di €, pari al 7 % del PIL dell'UE. Anche una delle risorse proprie dell'Unione si basa sull'IVA.

mercoledì 6 marzo 2019

La Commissione attua il piano d'azione per l'Economia Circolare

 

La Commissione europea ha pubblicato una Relazione completa sull'attuazione del piano d'azione per l'economia circolare adottato nel dicembre del 2015. La relazione presenta i principali risultati dell'attuazione del piano d'azione e delinea le sfide aperte per spianare la strada verso un'economia circolare competitiva e a impatto climatico zero, in cui la pressione sulle risorse naturali e di acqua dolce e sugli ecosistemi sia ridotta al minimo. I risultati presentati nella relazione saranno discussi durante la conferenza annuale delle parti interessate dell'economia circolare, che si tiene in questi giorni a Bruxelles.

Passaggio dall'economia lineare all'economia circolare

A distanza di tre anni dalla sua adozione, il piano d'azione per l'economia circolare può essere considerato pienamente completato. Le 54 azioni previste dal piano sono state attuate o sono in fase di attuazione. Secondo le conclusioni della relazione, l'attuazione del piano d'azione per l'economia circolare ha accelerato la transizione verso un'economia circolare in Europa, che a sua volta ha contribuito a riportare l'UE su un percorso favorevole all'aumento dell'occupazione. Nel 2016 oltre quattro milioni di lavoratori hanno trovato impiego nei settori attinenti all'economia circolare, il 6 % in più rispetto al 2012.
La circolarità ha inoltre schiuso nuove opportunità commerciali, dato origine a nuovi modelli di impresa e sviluppato nuovi mercati, sia all'interno che all'esterno dell'UE. Nel 2016 le attività circolari come la riparazione, il riutilizzo o il riciclaggio hanno generato quasi 147 miliardi di euro di valore aggiunto, registrando investimenti pari a circa 17,5 miliardi di euro.

Strategia dell'UE per la plastica

La strategia dell'UE per la plastica nell'economia circolare è il primo quadro strategico a livello dell'UE che adotta un approccio basato sul ciclo di vita dei singoli materiali al fine di integrare le attività di progettazione circolare, utilizzo, riutilizzo e riciclaggio nelle catene del valore della plastica. La strategia delinea una visione chiara e comprensiva di obiettivi quantificati a livello dell'UE - che prevedono, tra l'altro, la riutilizzabilità o riciclabilità entro il 2030 di tutti gli imballaggi di plastica immessi sul mercato dell'UE.
Per stimolare il mercato della plastica riciclata, la Commissione ha avviato una campagna di impegno volontario in materia di plastica riciclata. Settanta imprese hanno già assunto impegni, grazie ai quali il mercato della plastica riciclata crescerà almeno del 60 % entro il 2025. Tuttavia, vi è ancora uno scarto tra l'offerta e la domanda di plastica riciclata. Per colmarlo, la Commissione ha lanciato l'alleanza circolare sulle materie plastiche dei principali portatori d'interessi del settore che forniscono e utilizzano plastica riciclata.
Le norme relative agli articoli di plastica monouso riguardanti i 10 prodotti più frequentemente trovati sulle sue spiagge collocano l'UE in una posizione di primo piano nella lotta mondiale ai rifiuti marini. Le misure, tra le altre cose, vietano determinati prodotti in plastica monouso (per es. cannucce e posate) per i quali sono disponibili alternative e la plastica oxo-degradabile, proponendo azioni per altri prodotti - ad esempio obiettivi di riduzione del consumo, requisiti di progettazione e regimi di responsabilità estesa del produttore.

Innovazione e investimenti

Al fine di accelerare la transizione verso un'economia circolare è essenziale investire nell'innovazione e sostenere l'adattamento della base industriale europea. Nel periodo 2016-2020 la Commissione ha intensificato gli sforzi su entrambi i fronti, destinando alla transizione un totale di oltre 10 miliardi di euro di fondi pubblici.
Al fine di stimolare ulteriori investimenti la piattaforma per il sostegno finanziario all'economia circolare ha redatto raccomandazioni finalizzate a migliorare l'attrattiva finanziaria dei progetti riguardanti l'economia circolare, coordinare le attività di finanziamento e condividere buone pratiche. La piattaforma collaborerà con la Banca europea per gli investimenti al fine di fornire assistenza finanziaria e sfruttare le sinergie con il piano d'azione per finanziare la crescita sostenibile.

Trasformare i rifiuti in risorse

Solidi ed efficienti sistemi di gestione dei rifiuti sono presupposti essenziali dell'economia circolare. Nel luglio 2018 è entrato in vigore un quadro legislativo rivisto sui rifiuti volto a modernizzare i sistemi di gestione dei rifiuti che comprende, tra l'altro, nuovi e ambiziosi tassi di riciclaggio, chiarimento della qualifica giuridica per materiali riciclati, misure rafforzate di prevenzione e gestione dei rifiuti anche per i rifiuti marini, gli scarti alimentari e i prodotti contenenti materie prime essenziali.

Progettazione circolare e processi di produzione

La progettazione intelligente all'inizio del ciclo di vita di un prodotto è essenziale per garantire la circolarità. Con l'attuazione del piano di lavoro sulla progettazione ecocompatibile 2016‑2019 la Commissione ha promosso ulteriormente la progettazione circolare dei prodotti, insieme agli obiettivi di efficienza energetica. Attualmente le misure sulla progettazione ecocompatibile e sull'etichettatura energetica relative a molti prodotti includono norme riguardanti specifiche per l'efficienza dei materiali, come la disponibilità di parti di ricambio e la facilità di riparazione e di trattamento alla fine del ciclo di vita. In un apposito documento di lavoro dei suoi servizi la Commissione ha inoltre analizzato le sue politiche per i prodotti, con l'intenzione di sostenere i prodotti circolari e sostenibili.

Responsabilizzazione dei consumatori

Per passare a un'economia più circolare è necessario che i cittadini si impegnino attivamente a cambiare i propri modelli di consumo. Le metodologie per calcolare l'impronta ambientale dei prodotti e delle organizzazioni, sviluppate dalla Commissione, consentono alle imprese di rilasciare dichiarazioni ambientali affidabili e comparabili affinché i consumatori possano effettuare scelte consapevoli.

Forte coinvolgimento dei portatori d'interessi

Il coinvolgimento dei portatori d'interessi è fondamentale per la transizione. L'approccio sistemico contemplato dal piano d'azione ha fornito alle autorità pubbliche, agli attori economici e sociali e alla società civile un quadro da riprodurre per incentivare i partenariati tra diversi settori e lungo le catene del valore. Il ruolo della Commissione nell'accelerare la transizione e nel guidare gli sforzi internazionali volti a promuovere la circolarità è stato anche riconosciuto dal Forum economico mondiale 2019, in occasione del quale la Commissione ha ricevuto il premio The Circulars nella categoria Settore pubblico.

Sfide aperte

Oggi l'economia circolare è una tendenza mondiale e irreversibile. Ciononostante, molto deve essere ancora fatto per potenziare l'azione sia a livello dell'UE sia a livello mondiale, trovare l'anello mancante e ottenere il vantaggio competitivo che l'economia circolare porterà alle imprese dell'UE. Saranno necessari maggiori sforzi per attuare la legislazione riveduta sui rifiuti e sviluppare i mercati delle materie prime secondarie. Inoltre, il lavoro avviato a livello dell'UE su alcune questioni (come sostanze chimiche, ambiente non tossico, marchio di qualità ecologica ed ecoinnovazione, materie prime essenziali e fertilizzanti) deve subire un'accelerazione se l'Unione vuole trarre il massimo vantaggio dalla transizione verso l'economia circolare.
L'interazione con i portatori d'interessi suggerisce la possibilità di esaminare alcuni ambiti non ancora contemplati dal piano d'azione per completare l'agenda in materia di circolarità. Sulla base dell'esempio della strategia europea per la plastica nell'economia circolare, molti altri ambiti ad elevato impatto ambientale e alto potenziale per la circolarità, come il settore IT, l'elettronica, la mobilità, l'ambiente edificato, il settore minerario, dei mobili, degli alimenti e delle bevande o il settore tessile, potrebbero beneficiare di un analogo approccio olistico.

Contesto

Nel 2015 la Commissione ha adottato un nuovo e ambizioso piano d'azione per stimolare la transizione dell'Europa verso l'economia circolare inteso a rafforzare la competitività a livello mondiale, incentivare la crescita economica sostenibile e favorire la creazione di nuovi posti di lavoro. Si prevedeva che le azioni proposte avrebbero contribuito a "trovare l'anello mancante" del ciclo di vita dei prodotti incrementando il riciclaggio e il riutilizzo, a vantaggio sia dell'ambiente che dell'economia. L'obiettivo era quello di contribuire a ricavare il valore e l'impiego massimi da tutte le materie prime, i prodotti e i rifiuti, favorendo il risparmio energetico e riducendo le emissioni di gas a effetto serra, beneficiando di un sostegno finanziario a titolo dei fondi SIE, di Orizzonte 2020 e dei fondi strutturali dell'UE e di investimenti nell'economia circolare a livello nazionale.
Un quadro completo dello stato di attuazione del piano d'azione è presentato nel documento di lavoro dei servizi della Commissione che accompagna la relazione.

Per ulteriori informazioni

MEMO: Domande e risposte
Relazione sull'attuazione del piano d'azione per l'economia circolare
Documento di lavoro dei servizi della Commissione contenente informazioni dettagliate e riferimenti per le 54 azioni elencate nel piano d'azione
Documento di lavoro dei servizi della Commissione sui prodotti sostenibili in un'economia circolare
Documento di lavoro dei servizi della Commissione sulla valutazione degli impegni volontari di cui all'allegato III della strategia sulla plastica
Comunicato stampa Eurostat sui progressi compiuti per quanto riguarda il quadro di monitoraggio

martedì 5 marzo 2019

CONCORSI A PREMI, BORSE DI STUDIO E TIROCINI

 

CONCORSO PER GIOVANI GIORNALISTI GIULIO REGENI 2019
Si tratta della III edizione del “Concorso Giovani Giornalisti” dedicato alla memoria di Giulio Regeni, che si avvale del patrocinio dell’Ordine dei Giornalisti FVG e si svolge nell'ambito della IV edizione del Festival itinerante del Giornalismo ’dialoghi’.
L'iniziativa riguarda i giovani dai 16 ai 28 anni di qualsiasi nazionalità - purché non iscritti ad alcun Albo professionale - e intende incentivare all’attività del giornalismo promuovendo al contempo l’inserimento nella professione dei giovani.
Per partecipare occorre elaborare da 1 a 3 articoli, ogni articolo dovrà contare un minimo di 2.700 ed un massimo di 3.000 battute, spazi inclusi, dovranno essere inediti, in lingua italiana, e fare riferimento a fatti realmente accaduti.
Le tematiche del concorso sono: attualità, politica interna ed estera, cronaca, cultura e spettacolo, sport, scienza, inchiesta, intervista.
I premi: primo premio 300 euro, secondo premio 120 euro, terzo premio 80 euro.
Vi è inoltre la possibilità per il vincitore di frequentare uno stage presso una realtà giornalistica strutturata.
Gli articoli dovranno pervenire entro le ore 24.00 del 3 maggio 2019, “Giornata Mondiale della libertà di stampa”, unitamente alla scheda di partecipazione.
La scheda di adesione (per i minorenni è richiesta la firma di entrambi i genitori o di un docente) e gli articoli dovranno pervenire all’indirizzo info@culturaglobale.it, entro le ore 24.00 del 3 maggio 2019.

Ulteriori informazioni, Bando e scheda di partecipazione sul sito Festivalgiornalismo.it.


CONCORSO PER PROGETTI EDITORIALI INEDITI
Si tratta dello Fruit Exhibition realizzato in collaborazione con la storica cartiera italiana FAVINI.
Il premio FIP è rivolto ai migliori prototipi di libro artistico, progetti editoriali indipendenti e zines da stampare su carta Favini. Il concorso è gratuito e rivolto a tutti gli artisti e editori che presenteranno un progetto editoriale inedito che indaghi lo humor e che si distingua per la ricerca tecnica e formale in relazione ai contenuti. Lo “humor” che sarà protagonista della settima edizione di Fruit Exhibition, è l’arte di far sorridere, di far vedere le cose da un punto di vista insolito e spiazzante, con  intelligenza, originalità e al contempo con leggerezza. Ogni partecipante può presentare entro e non oltre le ore 12.00 del 15.03.19 una o più proposte editoriali in formato digitale utilizzando qualsiasi tecnica. Scopo del concorso è far emergere la diversità e la vivacità espressiva del settore editoriale indipendente, per incoraggiare e omaggiare tutti gli artisti e creativi che hanno scelto il libro o la rivista come forma d’espressione, in quanto media e oggetto d’arte tradizionale e al contempo d’avanguardia .Il premio FIP consiste nel supporto alla pubblicazione per un valore di 1000 euro e è offerto dall’azienda Favini srl. La pubblicazione vincitrice avrà inoltre la possibilità di entrare a far parte del bookshop itinerante di Fruit Exhibition.Sarà premura dell’organizzazione promuovere e divulgare il progetto vincitore e gli eventuali altri progetti segnalati dalla giuria con i relativi autori, attraverso la rete di comunicazione del festival e dei partners e media partners che hanno aderito all’iniziativa.
Per ulteriori informazioni consultare il seguente link o usare questa mail: segreteria@fruitexhibition.com


BUONE PRASSI EDUCATIVE ATTRAVERSO I MEDIA: PREMIO MED “CESARE SCURATI” – EDIZIONE 2019 
Il Premio MED è stato istituito nel 2005 dal MED con l’intento di stimolare la produzione di buone pratiche di media education nei vari ambiti educativi (scuola, territorio, adulti…). Viene consegnato annualmente in occasione della Summer School dell’Associazione. Al Premio possono partecipare tutti coloro che intendano presentare le proprie esperienze di media education, realizzate in qualunque tipo di contesto educativo e con qualunque utenza. Dal 2011 è intitolato a Cesare Scurati, insigne pedagogista e fondatore del MED. Al Premio possono partecipare tutti coloro che intendano presentare le proprie esperienze di media education, realizzate in qualunque tipo di contesto educativo e con qualunque utenza. Per partecipare al concorso occorre collegarsi al sito medmediaeducation.it. Il vincitore entra nell’Albo d’onore del Premio MED “Cesare Scurati” e riceve l’invito a partecipare gratuitamente ad una successiva edizione della Summer School di Media Education. I prodotti dei vincitori potranno essere pubblicati, previa revisione, nella sezione “Buone Pratiche” della rivista del MED Media education.
La scadenza per la domanda di partecipazione è fissata al 31 maggio.


BORSA DI STUDIO “PAOLO BRANCACCIO”
Per onorare la memoria di Paolo Brancaccio, studente d’ingegneria la cui vita è stata tragicamente rapita alla soglia della laurea, il Lions Club Napoli Megaride e la Stazione Zoologica Anton Dohrnbandiscono una borsa di studio di 8.000,00 euro(ottomilaeuro) riservataa giovani laureaticonlaurea specialistica/magistralein: Ingegneria,Fisica,Chimica,Scienze Geologiche, Scienze Biologiche, ScienzeNaturali,Scienze Biotecnologiche,Scienze dell’Ambiente Marino,Farmacia, Medicina e Chirurgia, MedicinaVeterinariao discipline equivalenti,che vogliano condurre ricerche nel campo dellescienze del maree della Mission della Stazione Zoologica Anton Dohrn mediante un soggiorno di almeno 3mesi presso un Istituto di ricerca oun laboratorio straniero d'alta qualificazione. La borsa, finalizzata ad incoraggiare e sostenere il percorso formativo, è riservata a giovani laureati presso le Università Italiane negli anni accademici 2014/2018.


PREMIO BARCELLONA
La DGAAP, la Direzione Generale per il Sistema Paese del MAECI e l’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona pubblicano il bando della I edizione del Premio Barcellona. Il premio offre la possibilità a due giovani designer di trascorrere un periodo di sei mesi a Barcellona (maggio - novembre 2019), al fine di approfondire professionalmente le tematiche inerenti l’ecodesign. I designer vincitori, oltre all’attività in studi specializzati nelle tematiche previste dal bando, potranno partecipare alle iniziative culturali organizzate dall’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona e dall’Istituto ELISAVA (Scuola Universitaria di Design e Ingegneria di Barcellona). Per la I edizione del Premio Barcellona verranno assegnate, a giudizio insindacabile della Commissione, due borse di studio di 6 mesi che prevedono i seguenti benefici:
a) un assegno mensile di € 2.250,00 per vitto, alloggio e rimborso spese per le prestazioni presso uno studio specializzato nei temi del design sostenibile e a basso impatto ambientale;
b) un biglietto aereo A/R per Barcellona dall’Italia;
c) la copertura assicurativa per spese sanitarie, infortuni, incidenti.
Gli aspiranti al Premio Barcellona dovranno avere i seguenti requisiti:
a) essere cittadini italiani;
b) essere nati dopo il 31 dicembre 1983;
c) possedere una Laurea magistrale o a ciclo unico in Architettura (Classe di laurea LM04) o Design (classe di laurea LM12), o un Diploma accademico a ciclo unico o di Secondo Livello in Design, o titolo equipollente riconosciuto dal MIUR, oppure un titolo post laurea (Master di Secondo Livello, Dottorato o equipollente) inerente i temi del Design;
d) svolgere comprovata attività di progettazione e di ricerca nel settore specifico del design sostenibile e a basso impatto (ecodesign);
e) avere un’ottima conoscenza della lingua inglese e/o spagnola.


PREMIODI LAUREA “ARCHIVIO DISARMO-TULLIO VINAY”
L’Istituto di Ricerche Internazionali ARCHIVIO DISARMO, in collaborazione con la TAVOLA VALDESE, bandisce un concorso per il conferimento di un Premio di laurea intitolato a Tullio Vinay del valore di 500 €, che verrà assegnato a una tesi di laurea magistrale incentrata sugli aspetti giuridici, sociali, economici e geopolitici dei movimenti migratori, con particolare riferimento ai “Corridoi umanitari”. Il concorso è destinato a quanti abbiano già discusso o stiano per discutere la tesi di laurea magistrale presso Università pubbliche o private, italiane o straniere operanti sul territorio italiano, nel periodo che va dal 1° marzo 2018 al 1° marzo 2019 (ivi comprese le tesi che verranno discusse nella sessione primaverile dell’a.a. 2018/19). Il Premio sarà assegnato in base a criteri di merito (originalità, sistematicità,grado di approfondimento, metodologia, qualità espressiva della tesi). La Commissione giudicatrice sarà composta da tre esperti, di cui due indicati da Archivio Disarmo e uno dalla Tavola Valdese. Il giudizio della Commissione è insindacabile. La premiazione avverrà pubblicamente nell’ambito di un evento ufficiale organizzato da Archivio Disarmo. Le domande di partecipazione dovranno pervenire entro il giorno 4 marzo 2019.


BORSE DI STUDIO IN GIAPPONE PER LAUREATE INTERNAZIONALI
La Japanese Association of University Women è un’associazione di donne universitarie giapponesi, che conta più di 50 associazioni membri in tutto il mondo. L’Associazione attualmente offre borse di studio a studentesse internazionali con l’obiettivo di permettere a giovani ricercatrici e laureate di trascorrere un periodo di tempo in un istituto di ricerca in Giappone. Il periodo della borsa è compreso tra i 4 e i 6 mesi, da ottobre 2019 e marzo
2020. La borsa di studio non prevede possibilità di estensione. Requisiti richiesti: essere donne; non essere giapponesi; avere meno di 45 anni; non essere residenti in Giappone al momento della domanda; essere in possesso di un diploma di master o superiore; aver ottenuto il consenso presso l’istituto/università dove si ha intenzione di svolgere le ricerche. Il candidato riceverà tra 500.000 yen fino a 1.000.000 yen che comprendono le spese di trasporto A/R e il soggiorno in Giappone. Scadenza: 31 marzo 2019. 
Per maggiori informazioni consultare il seguente link.


TIROCINI PRESSO IL SEGRETARIATO GENERALE DEL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA (SGC).
Si tratta di:
  • un'esperienza diretta del lavoro dell'SGC
  • una conoscenza dell'UE - migliore comprensione dei processi e delle politiche delle istituzioni dell'UE
  • l'opportunità di contribuire alle attività quotidiane del Consiglio
  • la possibilità di lavorare in un ambiente multiculturale, multilingue e multietnico
  • l'occasione di condividere nuovi punti di vista e le conoscenze acquisite durante gli studi
Ci si può candidare tra il 15 febbraio (a mezzogiorno, ora di Bruxelles) e il 1° aprile (a mezzogiorno, ora di Bruxelles) 2019 sia per i tirocini retribuiti che per i tirocini obbligatori non retribuiti.

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Aiuti di Stato: la Commissione aumenta il sostegno nazionale agli agricoltori

 

Il massimale del sostegno nazionale agli agricoltori sarà aumentato notevolmente, consentendo maggiore flessibilità ed efficienza, in particolare nei periodi di crisi e nelle situazioni in cui è necessaria una risposta rapida da parte delle autorità pubbliche.

La Commissione Europea ha adottato le norme rivedute sugli aiuti di Stato nel settore agricolo (i cosiddetti aiuti "de minimis"), aumentando il massimale che le autorità nazionali possono utilizzare per il sostegno agli agricoltori senza l'approvazione preventiva della Commissione. La decisione permetterà agli Stati membri dell'UE di aumentare il sostegno agli agricoltori senza però falsare il mercato e di ridurre nel contempo gli oneri amministrativi a carico delle autorità nazionali. In alcuni casi l'importo degli aiuti di Stato che possono essere concessi ai singoli agricoltori sarà aumentato del 66 %. Le nuove norme si affiancheranno alle norme solitamente seguite per gli aiuti di Stato notificati, che gli Stati membri possono continuare ad applicare". Il massimale dell'aiuto che può essere erogato a un'azienda nell'arco di un triennio sarà innalzato da 15 000 € a 20 000 €. Al fine di evitare eventuali distorsioni della concorrenza, ciascuno Stato membro dispone di un massimale che non può essere superato. Ciascun massimale nazionale sarà fissato all'1,25 % della produzione agricola annua del paese nell'arco di un triennio (rispetto all'1 % previsto dalle norme in vigore), pari a un incremento del 25 %. Se la spesa di uno Stato membro non supera il 50 % del totale della dotazione nazionale destinata agli aiuti in un particolare settore agricolo, questo può aumentare ulteriormente gli aiuti "de minimis" fino a 25 000 € per azienda agricola e il massimale nazionale fino all'1,5 % della produzione annua. Si tratta in questo caso di un aumento del 66 % del massimale per agricoltore e del 50 % del massimale nazionale. Per gli Stati membri che optano per il massimale più elevato, le nuove norme prevedono l'obbligo di creare registri centrali a livello nazionale che consentiranno di tenere traccia degli aiuti concessi al fine di semplificare e migliorare l'erogazione e il monitoraggio dei cosiddetti aiuti "de minimis". Diversi Stati membri dispongono già di tali registri e potranno quindi applicare immediatamente i massimali più elevati. L'aumento dei massimali entrerà in vigore il 14 marzo e potrà essere applicato retroattivamente agli aiuti che soddisfano tutte le condizioni.

Contesto

Secondo le norme vigenti in materia, gli Stati membri sono tenuti a notificare gli aiuti di Stato alla Commissione e non possono attuare la misura di aiuto finché non hanno ricevuto l'autorizzazione dalla Commissione. Tuttavia, quando gli aiuti sono di modesta entità, come nel caso degli aiuti "de minimis", gli Stati membri dell'UE non devono notificare od ottenere l'autorizzazione della Commissione. Visto il loro importo, gli aiuti non costituiscono una minaccia né per la concorrenza né per gli scambi nel mercato interno. Gli Stati membri ricorrono in genere agli aiuti "de minimis" quando hanno bisogno di intervenire rapidamente senza istituire un regime conformemente alle norme sugli aiuti di Stato, in particolare nei periodi di crisi. Vi ricorrono anche comunemente per motivi molto specifici, ad esempio per aiutare a prevenire o eradicare epizoozie non appena ne compare un focolaio o per indennizzare gli agricoltori per i danni causati da animali che non sono protetti dalla legislazione dell'UE o nazionale, come i cinghiali. I danni provocati da specie protette (quali lupo, lince e orso) possono essere indennizzati secondo le norme per gli aiuti di Stato notificati. La Commissione ha consultato gli Stati membri e i portatori di interessi, invitandoli a fornire un contributo per la revisione delle norme "de minimis". Tali contributi sono stati presi in considerazione al momento di finalizzare le modifiche.

(Fonte Commissione Europea)

domenica 3 marzo 2019

Competenze per l’occupazione: ecco la banca dati dell'OCSE

"Il mondo del lavoro sta cambiando sotto la spinta congiunta degli sviluppi tecnologici e della globalizzazione....."

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Sia per i dipendenti che per i datori di lavoro è quindi importante sapere quali competenze sono richieste – e quali sono reperibili in eccesso – nei vari paesi e ambiti professionali. È qui che entra in gioco la banca dati Skills for Jobs (Competenze per l’occupazione) dell'OCSE.Cos’è la banca dati Skills for Jobs?

Lanciata dall’OCSE nel 2017, Skills for Jobs fornisce informazioni sulle competenze la cui domanda supera o eccede l’offerta in 40 paesi, nonché sugli squilibri occupazionali.
La banca dati individua le competenze cognitive, sociali e fisiche e può aiutare a capire quali sono di difficile reperimento e quali sono presenti in eccesso. È utilizzabile sia dalle persone in cerca di lavoro che desiderano potenziare il proprio bagaglio di competenze sia dai datori di lavoro che cercano profili qualificati.


Perché è importante?

I lavoratori il cui profilo non è richiesto dal mercato del lavoro possono dover accettare un impiego in un settore non attinente alle loro qualifiche o inferiore al proprio livello d’istruzione, il che può essere frustrante. Di converso, se sono privi delle competenze necessarie per la carriera prescelta, possono avere difficoltà nel reperire un impiego soddisfacente.
Dal canto loro, i datori di lavoro possono avere difficoltà nel coprire posizioni vacanti o possono rischiare di restare indietro nell’adozione di nuove tecnologie se non si tengono al passo con le ultime informazioni sulle competenze.
La banca dati Skills for Jobs può aiutare entrambi a capire meglio gli squilibri di competenze e come potrebbero danneggiare o avvantaggiare sia i lavoratori che le aziende.


Quindi quali professioni e competenze sono richieste e quali sono offerte in eccedenza?

Nei paesi dell’OCSE (che comprendono 21 Stati membri dell’UE), più di 5 su 10 posizioni che richiedono competenze di difficile reperimento si riscontrano in professioni altamente qualificate. Di converso, meno di 1 su 10 posti di lavoro «difficili da coprire» si riscontrano in professioni non qualificate.
In termini di settori, le maggiori difficoltà di reperimento di lavoratori si riscontrano nel campo dell’istruzione, dell’informazione e della sanità. All’estremo opposto, i settori più inflazionati sono quelli del commercio all’ingrosso, del commercio al dettaglio e dell’edilizia, a causa dell’eccedenza di lavoratori e di una bassa domanda.
Le competenze informatiche ed elettroniche (ad es. la programmazione) sono in cima alla lista di quelle più richieste, seguite subito dopo da capacità di analisi e decisionali nonché dalle abilità comunicative e verbali relative alla capacità di risoluzione dei problemi.


Qual è l’impatto degli squilibri di competenze sui lavoratori?

In media oltre un terzo (36 %) dei lavoratori nei paesi dell’OCSE ha qualifiche superiori o inferiori a quelle richieste dal proprio impiego (17 % e 19 % rispettivamente); tale dato è indice sia di una debole domanda di competenze sia di un’offerta insufficiente di lavoratori qualificati.
I laureati in discipline umanistiche o artistiche hanno la più alta probabilità di trovare un impiego non collegato alla propria qualifica, seguiti dai laureati in discipline scientifiche e agraria. Al contrario, i laureati in scienze sociali, economia e commercio, giurisprudenza, professioni sanitarie e socio-assistenziali hanno una maggiore probabilità di trovare un’occupazione pertinente alla loro formazione.


Che aiuto può offrire la banca dati Skills for Jobs?

La banca dati offre diverse funzioni:

  • A chi sta pensando a un cambio di percorso professionale, lo strumento Changing career? (Cambio di professione) consente di confrontare il proprio impiego attuale con quello che si desidera, al fine di individuare le cinque competenze, abilità e conoscenze che potrebbero essere richieste.
  • La funzione Skills imbalances (Squilibri di competenze) mostra quali competenze sono richieste e quali sono presenti in eccedenza in 40 paesi. Cliccando su una competenza vengono visualizzate la relativa definizione e informazioni dettagliate sulle professioni correlate. È possibile anche confrontare i risultati di diversi paesi e, per alcuni paesi, di diverse regioni.
  • La sezione Press & publications (Stampa e pubblicazioni) è particolarmente utile per i datori di lavoro in quanto contiene una panoramica degli squilibri delle competenze in ciascuno dei 40 paesi, fornendo un’utile istantanea delle situazioni a livello nazionale. Ecco perché può essere utile al fine di sfruttare al meglio le competenze disponibili nella forza lavoro del proprio paese.


Link correlati:

Banca dati Skills for Jobs
Changing career?
Skills imbalances
Press & publications


Per saperne di più:

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Fonte: Eures, il portale europeo della mobilità professionale

giovedì 28 febbraio 2019

Reddito minimo dignitoso in tutta l'UE

Il Comitato Economico e Sociale Europeo (CES) ha dato qualche giorno fa il proprio parere in relazione a una Direttiva europea in materia di reddito minimo. Si tratterebbe dell'introduzione di un quadro europeo, vincolante per tutti gli stati dell'UE, rivolto a creare in ciascun Paese un sistema in grado di assicurare un reddito minimo, con l'obiettivo di generalizzare, sostenere e rendere "dignitosi" (cioè adeguati) i sistemi di reddito minimo previsti negli Stati membri.

 

Secondo il CES, che considera la questione come eminentemente politica, l'iniziativa costituirebbe una prima risposta europea al grave e persistente problema della povertà che colpisce quasi tutta l'Europa e, al contempo, invierebbe ai cittadini ed alle cittadine europee un segnale inequivocabile che l'UE ha veramente a cuore i loro interessi. Per il CES «Una mancanza di iniziativa da parte della Commissione sarebbe pertanto inaccettabile e renderebbe impossibile per i cittadini comprendere e sostenere il progetto Ue. L’utilizzo di uno strumento Ue  vincolante è indispensabile per ottenere regimi di reddito minimo che siano dignitosi. Per essere “decenti”, devono essere adeguati, accessibili e in linea con il costo medio della vita in ciascuno Stato membro». 

Preoccupanti i dati enunciati nel Parere

Dall'inizio della crisi economica che è seguita alla crisi finanziaria del 2008, e nonostante la ripresa economica osservata negli ultimi anni, nella maggior parte degli Stati membri il tasso di povertà ha continuato ad aumentare sia per i disoccupati di lungo periodo che per chi versa in una situazione di povertà. Secondo gli ultimi dati Eurostat che, purtroppo, vedono l'Italia ai primi posti, 112,9 milioni di persone, ossia il 22,5 % della popolazione dell'Unione europea, sono a rischio di povertà o di esclusione sociale. Si tratta di persone che si trovano a rischio di povertà dopo i trasferimenti sociali (povertà monetaria), oppure versano in una situazione di privazione materiale grave, o vivono in un nucleo familiare a intensità di lavoro molto bassa. In merito alla disoccupazione di lunga durata, questa è passata dal 2,9 % nel 2009 (periodo in cui è stata adottata la strategia Europa 2020, intesa a ridurre di 20 milioni (sic) il numero delle persone a rischio di povertà) al 3,4 % nel 2017, mentre il numero di lavoratori poveri nella zona euro è passato dal 7,6 % nel 2006 al 9,5 % nel 2016 (dall'8,3 % nel 2010, il primo anno per cui sono disponibili dati, al 9,6 % nell'UE-28). I più colpiti sono i giovani. Il tasso di disoccupazione giovanile è più che doppio rispetto al tasso di disoccupazione complessivo (circa il 19 % contro il 9 % nel 2016) e cela notevoli disparità tra i singoli paesi: più di 30 punti percentuali separano infatti lo Stato membro con il tasso più modesto, ossia la Germania (7 %), dagli Stati membri con i tassi più elevati, vale a dire la Grecia (47 %) e la Spagna (44 %). Nel 2016 nell'UE vi erano oltre 6,3 milioni di giovani (ossia di persone dai 15 ai 24 anni) NEET, ossia giovani che non studiavano, non frequentavano corsi di formazione e non lavoravano. Il tasso di disoccupazione giovanile, pur essendo diminuito da oltre il 23 % nel 2013 a meno del 19 % nel 2016, rimane molto elevato nell'Unione europea (e in diversi paesi tocca percentuali superiori al 40 %) e raggiunge livelli preoccupanti nella disoccupazione di lunga durata che registra ancora livelli record tra i giovani. Purtroppo, secondo il CES, i testi e gli impegni dell'Unione – come, appunto, la strategia Europa 2020, non hanno prodotto i risultati attesi. 

Costi e benefici

Il Parere del CES si sofferma ad analizzare i benefici che i Sistemi di reddito minimo dignitoso produrrebbero non solo per le persone in stato di necessità ma anche per la società nel suo insieme. Secondo il Comitato, infatti, tali sistemi mantengono attive nella società le persone che ne hanno bisogno, le aiutano a riallacciare i rapporti con il mondo del lavoro e permettono loro di vivere con dignità. Un tale sistema sarebbe indispensabile per una Società più egualitaria, costituendo la base effettiva della protezione sociale e assicurando la coesione sociale che va a vantaggio dell'intera Società. Dal punto di vista dell'impegno finanziario richiesto, il CES ritiene che questo, rappresentando solo una piccola percentuale delle spese sociali, assicura in cambio un notevole rientro dell'investimento. Al contrario, la carenza di investimenti in quella direzione ha conseguenze estremamente negative per le persone e comporta costi elevati sul lungo periodo. Infine, il denaro speso in tal modo rientra immediatamente nell'economia e, in genere, si riversa nei settori che subiscono maggiormente la crisi e, grazie all'interazione tra redditi minimi e salari minimi, contribuisce anche a garantire retribuzioni dignitose e a evitare una crescente povertà lavorativa.

Basi giuridiche

Nel motivare il proprio Parere, il CES ricorre sia alla Carta sociale europea del Consiglio d'Europa del 1961, che alla Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori del 1989 e alla Carta dei diritti fondamentali del 2000 (articolo 34). Tali disposizioni inquadrano senz'altro il reddito minimo negli obiettivi dell'Unione europea e della Commissione, impegnando le Istituzioni a prendere l'iniziativa in materia al fine di completare e armonizzare l'azione degli Stati membri. Il CES mette infine in rilievo il punto 14 della “Proposta di Pilastro Sociale” dove, la stessa Commissione Europea, enuncia chiaramente "[…] il diritto a un adeguato reddito minimo che garantisca una vita dignitosa in tutte le fasi della vita e l'accesso a beni e servizi".

Pareri contrari

Contro il  Parere del CES si sono pronunciati i rappresentanti dei datori di lavoro europei che si oppongono all’utilizzo della Direttiva Ue o di qualsiasi strumento che risulti vincolante per gli stati membri in merito all’istituzione di sistemi di reddito minimo. I datori di lavoro europei contestato, inoltre, l'esistenza di una base giuridica al riguardo, sia nei trattati e che nei testi giuridici dell’Ue. 

Singolare atteggiamento della Commissione Europea

Già nel 2013 il CES aveva richiesto alla Commissione di pronunciarsi sull'opportunità di sostenere un reddito minimo europeo, anche attraverso la creazione di un apposito fondo. La Commissione europea rispose considerando la proposta "prematura". 
Trascorsi sei anni e "ora che è in gioco il futuro del progetto europeo", il CES ci riprova.

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