La Commissione Europea fa il punto sull'obiettivo "Inquinamento zero" e sui costi sociali dell'"inquinamento chimico permanente: "non soltanto una priorità ambientale ma una questione di salute pubblica".
La Commissione europea ha pubblicato la revisione di metà percorso del suo "Piano d'azione" denominato "Inquinamento Zero". Il documento fa il punto sulla stato di attuazione e conclude che, sebbene gran parte della legislazione prevista dal Piano d'Azione sia già in vigore da diverso tempo, gli Stati membri devono "agire rapidamente e con decisione" per raggiungere gli obiettivi di riduzione dell'inquinamento previsti entro il 2030. La Commissione ha, al contempo, pubblicato uno "Studio sui costi sociali dell'inquinamento da PFAS", le cosiddette "sostanze chimiche permanenti".
La Relazione sul "Piano d'azione Inquinamento Zero" evidenzia che la prevenzione dell'inquinamento non è soltanto una priorità ambientale ma è una questione di salute pubblica che, peraltro, offre benefici economici e sociali per le imprese, le città e le regioni.
La relazione evidenzia che, dal 2021, l'UE ha rafforzato tutte le sue leggi chiave per ridurre l'inquinamento, tra cui la Direttiva quadro sulle acque, la Direttiva sulle emissioni industriali o la Direttiva sulla qualità dell'aria ambiente. Inoltre, con la Strategia per la Resilienza Idrica, il Patto Europeo per gli Oceani, la Visione per l'Agricoltura e l'Alimentazione, il Piano d'Azione per l'Industria Chimica e la Strategia per la Bioeconomia, la Commissione ha annunciato ulteriori azioni per contribuire al raggiungimento dell'obiettivo "inquinamento zero".
Tuttavia, la Relazione sottolinea che la sola legislazione non è sufficiente. Gli Stati membri devono garantire un'efficace applicazione e attuazione della legislazione UE in materia di inquinamento e continuare a investire in innovazione, digitalizzazione e competenze.Parallelamente, partendo dalla stima dei dati a disposizione circa i costi attuali dell'inquinamento da PFAS, lo Studio in oggetto dimostrerebbe che, se i livelli attuali dovessero mantenersi così fino al 2050, senza adeguati interventi il relativo costo raggiungerebbe circa 440 miliardi di euro.
Lo Studio sottolinea peraltro che la riduzione dei rilasci di PFAS alla fonte sarebbe di gran lunga la soluzione più conveniente. Affrontare tali rilasci di PFAS alla fonte entro il 2040 consentirebbe infatti di risparmiare 110 miliardi di euro, mentre il solo trattamento delle acque inquinate costerebbe oltre 1.000 miliardi di euro.
In sintesi, la Commissione evidenzia che l'UE ha già adottato misure significative per controllare i rischi derivanti dall'esposizione ai PFAS. In particolare:
- Le sostanze PFAS più nocive sono già state vietate.
- ai sensi della Direttiva sulle acque potabili riformulata, tutti gli Stati membri devono monitorare i livelli di PFAS nell'acqua potabile per garantire il rispetto dei nuovi valori limite dell'UE.
- Il Piano d'azione per l'industria chimica si concentra sulla transizione verso soluzioni sostenibili e innovative.
- L'Agenzia europea per le sostanze chimiche sta attualmente valutando una proposta separata di restrizione universale dei PFAS.
Ulteriori informazioni sulla revisione intermedia del Piano d'azione "Inquinamento Zero" e sullo studio sui costi sociali dell'inquinamento da PFAS sono disponibili online.
Ovviamente, i risultati dello Studio vengono messi a disposizione per contribuire al dibattito sulle problematiche relative ai PFAS.
(Per ulteriori informazioni: Anna-Kaisa Itkonen – Tel.: +32 2 295 75 01; Maëlys Dreux – Tel.: +32 2 295 46 73)


