venerdì 5 aprile 2019

AMBIENTE: al via il bando di gara 2019 del Programma LIFE



Nel quadro del bando di gara possono candidare progetti diverse tipologie di beneficiari, compresi i soggetti pubblici e le imprese. Nel mese di marzo scorso è stato pubblicato un bando per le ONG. Le scadenze entro cui presentare i progetti variano a seconda della priorità del Programma a cui si fa riferimento.

Il Programma dell'UE dedicato all’ambiente e ad azioni per il clima persegue i seguenti obiettivi:
  • contribuire al passaggio a un’economia efficiente in termini di risorse, con minori emissioni di carbonio e resiliente ai cambiamenti climatici, contribuire alla protezione e al miglioramento dell’ambiente e all’interruzione e all’inversione del processo di perdita di biodiversità, compresi il sostegno alla Rete Natura 2000 e il contrasto al degrado degli ecosistemi;
  • migliorare lo sviluppo, l’attuazione e l’applicazione della politica e della legislazione ambientale e climatica dell’Unione, catalizzare e promuovere l’integrazione e la diffusione degli obiettivi ambientali e climatici nelle altre politiche e nella pratica nel settore pubblico e privato, anche attraverso l’aumento della loro capacità;
  • sostenere maggiormente la governance ambientale e in materia di clima a tutti i livelli;
  • sostenere l’attuazione del Settimo programma d’azione per l’ambiente (7EAP).
LIFE è articolato in due sottoprogrammi con dotazioni finanziarie distinte:
• Sottoprogramma Ambiente;
• Sottoprogramma Azione per il clima;
Il sottoprogramma per l’Ambiente concerne prioritariamente:
  • Ambiente ed uso efficiente delle risorse;
  • Natura e Biodiversità;
  • Governance ambientale e informazione in materia ambientale.
Il sottoprogramma Azione per il Clima ha come priorità:
  • La mitigazione dei cambiamenti climatici;
  • L'adattamento ai cambiamenti climatici;
  • La governance in materia climatica e informazione in materia di clima.
Ciascun settore prioritario ha vari obiettivi specifici.

giovedì 4 aprile 2019

Wi-Fi gratuita negli spazi pubblici, ecco il nuovo bando di gara per i comuni

wifi

La Commissione ha lanciato oggi il nuovo bando WiFi4EU rivolto ai comuni o ai gruppi di comuni dell'UE. Le domande possono presentarsi da oggi 4 aprile sino a domani 5 aprile alle 17.00. Una volta registrati sul portale WiFi4EU dedicato al bando, i comuni potranno richiedere un buono con un solo clic. La Commissione seleziona i beneficiari in base a chi si iscrive prima, garantendo nel contempo una ripartizione geografica equilibrata.

I comuni potranno richiedere 3 400 buoni, del valore di 15 000 euro ciascuno, da utilizzare per realizzare reti Wi-Fi gratuite negli spazi pubblici, tra cui i municipi, le biblioteche, i musei, i parchi o le piazze. 
Al primo bando WiFi4EU, del novembre 2018, hanno partecipato oltre 13 000 comuni di tutta Europa e sono stati assegnati 2 800 buoni. 
Maggiori informazioni sono disponibili online, nelle FAQ e in questa scheda informativa.

mercoledì 3 aprile 2019

Rafforzare lo Stato di diritto in tutta l'UE

A seguito dei gravi problemi emersi al riguardo in alcuni paesi membri dell'UE, la Commissione Europea dà l'avvio a una riflessione sullo Stato di diritto nell'Unione e delinea possibili linee di azione per il futuro. In una Comunicazione presentata oggi fa il punto della situazione sugli strumenti disponibili per monitorare e proteggere lo Stato di diritto in tutta l'Unione e ripercorre l'esperienza degli anni passati con l'obiettivo di aprire un più ampio dibattito europeo su come rafforzare ulteriormente in futuro lo Stato di diritto. In particolare, l'esperienza passata evidenzia la necessità di una migliore promozione, di una prevenzione precoce di rischi o violazioni e di una reazione efficace quando si verificano tali problemi nell'Unione.

Negli ultimi anni lo Stato di diritto in Europa è stato oggetto di pressioni sempre più forti. Nei dibattiti all'interno dell'Unione, a livello internazionale e da parte della società civile sono state espresse preoccupazioni comuni di natura concreta. È pertanto evidente che occorre fare di più per garantire che lo Stato di diritto sia difeso, rafforzato e mantenuto in tutta l'Unione. Sulla base dei dibattiti in corso e dell'esperienza passata, la comunicazione di oggi mira a dare l'avvio a questo processo delineando le possibili piste di riflessione per l'azione futura.

Possibili linee di azione per il futuro

È responsabilità comune delle istituzioni dell'UE e di tutti gli Stati membri difendere, rafforzare e garantire il pieno rispetto dello Stato di diritto nell'Unione. La Commissione ha già utilizzato, al fine di monitorare, valutare e rispondere con attenzione ai problemi inerenti allo Stato di diritto negli Stati membri, un'ampia gamma di strumenti tra cui il quadro per lo Stato di diritto, le procedure di cui all'articolo 7, paragrafo 1, del TUE, le procedure di infrazione, il semestre europeo, il quadro di valutazione UE della giustizia o il meccanismo di cooperazione e verifica (MCV).
Sulla base dell'esperienza finora acquisita attraverso tutti gli strumenti, la Commissione presenta oggi tre pilastri che potrebbero contribuire ulteriormente a un'efficace attuazione dello Stato di diritto nell'Unione:
· una migliore promozione 
Le norme e la giurisprudenza in materia di Stato di diritto non sono sempre sufficientemente note a livello nazionale. Il problema può essere affrontato intensificando l'impegno per la promozione delle norme e della giurisprudenza in materia di Stato di diritto a livello nazionale. Ciò potrebbe essere realizzato, ad esempio, con attività di comunicazione destinate al pubblico, approcci comuni dell'UE che contribuiscano a promuovere una cultura dello Stato di diritto più forte tra le istituzioni e le professioni, un impegno costante con il Consiglio d'Europa e la partecipazione della società civile a livello regionale e locale.
· prevenzione precoce 
Se la responsabilità primaria di garantire il rispetto dello Stato di diritto a livello nazionale spetta agli Stati membri, l'UE può offrire un importante sostegno per rafforzare la resilienza dei sistemi e delle istituzioni chiave. Una cooperazione e un dialogo regolari potrebbero aiutare ad acquisire una migliore comprensione della situazione dello Stato di diritto e dei suoi sviluppi negli Stati membri e contribuire alla rapida risoluzione di qualsiasi problema inerente allo Stato di diritto.
· una risposta su misura 
La diversità dei problemi riguardanti lo Stato di diritto richiede una diversità di risposte efficaci. La Commissione continuerà a garantire la corretta applicazione del diritto dell'UE mediante le procedure di infrazione. Inoltre, potrebbe essere opportuno adottare approcci diversi in settori strategici specifici come nel caso della proposta della Commissione sulla tutela degli interessi finanziari dell'UE . Si potrebbero inoltre esaminare le possibilità di migliorare l'attuale quadro sullo Stato di diritto includendovi informazioni tempestive e sostegno da parte del Parlamento europeo e del Consiglio, nonché un calendario chiaro per quanto riguarda la durata dei dialoghi.

Prossime tappe

La Commissione invita ora il Parlamento europeo, il Consiglio europeo, il Consiglio e gli Stati membri, nonché le parti interessate, comprese le reti giudiziarie e la società civile, a riflettere sui problemi illustrati nella comunicazione di oggi e a contribuire con idee concrete su come promuovere ulteriormente gli attuali strumenti in materia di Stato di diritto.
Sulla base di questo processo di riflessione e del dibattito in corso, la Commissione tornerà ad affrontare la questione e nel giugno 2019 presenterà proprie conclusioni e proposte.

Contesto

Lo Stato di diritto è uno dei valori comuni sui quali si fonda l'Unione europea: un valore condiviso da tutti gli Stati membri e sancito dall'articolo 2 del trattato sull'Unione europea. È inoltre essenziale per il funzionamento complessivo dell'UE, ad esempio per quanto riguarda il mercato interno, la cooperazione nel settore della giustizia e degli affari interni e per garantire che i giudici nazionali, che sono anche "giudici dell'UE", possano svolgere il loro ruolo di garanti dell'applicazione del diritto dell'UE e interagire adeguatamente con la Corte di giustizia dell'UE nel contesto delle procedure di rinvio pregiudiziale. La Commissione europea, insieme alle altre istituzioni e agli Stati membri, è competente in virtù dei trattati per garantire il rispetto dello Stato di diritto quale valore fondamentale della nostra Unione e assicurare che le normative, i valori e i principi dell'UE siano rispettati.
La Commissione dispone, per monitorare, valutare e rispondere ai problemi inerenti allo Stato di diritto negli Stati membri, di un'ampia gamma di strumenti tra cui figurano le procedure di infrazione, il semestre europeo, il quadro di valutazione UE della giustizia o il meccanismo di cooperazione e verifica (MCV). L'11 marzo 2014 la Commissione ha adottato un nuovo quadro per far fronte alle minacce sistemiche allo Stato di diritto in tutti gli Stati membri dell'UE. Il quadro costituisce uno strumento che consente alla Commissione di avviare un dialogo in più fasi con lo Stato membro interessato al fine di prevenire l'intensificazione di minacce sistemiche allo Stato di diritto. Lo strumento più emblematico per difendere lo Stato di diritto, ma a cui si ricorre eccezionalmente, è l'articolo 7 del TUE, che consente all'UE di intervenire in caso di grave violazione dello Stato di diritto in uno Stato membro. La procedura di cui all'articolo 7 del TUE è stata avviata finora in due casi: nel dicembre 2017 nei confronti della Polonia (dalla Commissione) e nel settembre 2018 nei confronti dell'Ungheria (dal Parlamento europeo).
Inoltre, oggi la Commissione ha avviato una procedura di infrazione mediante l'invio alla Polonia di una lettera di costituzione in mora relativa al nuovo sistema disciplinare per i giudici (per leggere l'intero comunicato stampa, cfr. qui)

Per ulteriori informazioni

Comunicazione: Rafforzare ulteriormente lo Stato di diritto nell'Unione. Contesto attuale e possibili nuove misure
Scheda informativa: Strumenti dell'UE in materia di Stato di diritto
Comunicato stampa: Iniziativa dei cittadini europei: La Commissione registra l'iniziativa "Respect for the rule of law" (Rispetto dello Stato di diritto)
Comunicato stampa: Stato di diritto La Commissione europea avvia una procedura d'infrazione per proteggere i giudici in Polonia dal controllo politico

venerdì 29 marzo 2019

Il Parlamento Europeo approva una Risoluzione sui diritti fondamentali delle persone di origine africana in Europa

La Risoluzione è stata approvata il 26 marzo scorso con 535 voti favorevoli, 80 contrari e 44 astenuti. Nell'importante presa di posizione della massima Assemblea dell'UE, si invita la Commissione europea a predisporre un quadro che impegni gli stati membri ad adottare strategie rivolte all'inclusione sociale ed all'integrazione delle persone di origine africana che vivono in Europa. Ma l'Atto del PE va oltre. 


Non solo condanna gli attacchi fisici e verbali indirizzati alle persone di origine africana ma invita le istituzioni e gli stati membri dell'UE a riconoscere e, di conseguenza, a presentare scuse pubbliche per le ingiustizie sofferte dagli africani e dalle africane sia attualmente che nei tempi passati. Ci si riferisce, in particolare, ai gravi crimini contro l'Umanità commessi durante il colonialismo europeo ed alla schiavitù. Il Parlamento invita anche gli europei a "celebrare" degnamente le persone di origine africana attraverso la "Giornata internazionale in ricordo delle vittime della schiavitù e della tratta transatlantica degli schiavi". La Risoluzione, inoltre, facendo esplicito riferimento alle valide esperienze avviate da alcuni stati membri dell'UE che hanno adottato efficaci provvedimenti rivolti a porre rimedio alle ingiustizie e ai crimini del passato, invita le istituzioni dell’UE e il resto degli Stati membri a seguire questi esempi, introducendo anche forme di risarcimento - come, ad esempio, la "restituzione dei manufatti rubati" - e provvedendo a declassificare i propri archivi coloniali.
Altri aspetti importanti della Risoluzione sono, oltre al riconoscimento dell'importante ruolo delle organizzazioni della Società Civile nella lotta contro il razzismo e la discriminazione - per cui il PE chiede che venga aumentato il sostegno finanziario a livello europeo, nazionale e locale a loro destinato -; l'invito sia ad agire per accrescere la partecipazione e la rappresentanza politica delle persone di origine africana, che ad adoperarsi nella lotta contro le discriminazioni etniche e i reati generati dall'odio, mettendo a punto risposte politiche e giuridiche efficaci e basate su dati oggettivi.
Benchè si tratti di atti non vincolanti, le Risoluzioni hanno tuttavia un impatto politico importante, fungendo da stimolo per l'adozione di atti giuridici vincolanti e, come in questo caso, in riferimento ad ambiti fondamentali quali la tutela dei Diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali o l' attuazione dei principi relativi alla parità di opportunità e all'eguaglianza.

Vai al testo della Risoluzione

giovedì 28 marzo 2019

421 milioni di euro per infrastrutture di trasporto più sicure, più intelligenti e più verdi

strada trafficata

La Commissione europea propone di investire 421 milioni di euro in 69 progetti che miglioreranno la mobilità dei cittadini e delle imprese. I progetti selezionati mirano a promuovere la digitalizzazione, a rendere le strade più sicure e a favorire i collegamenti multimodali, in linea con le iniziative di "L'Europa in movimento".

Le azioni, volte a finanziare e ammodernare le infrastrutture di trasporto dell'UE, fanno seguito ai bandi dell'Agenzia esecutiva per l'innovazione e le reti (INEA). I progetti saranno sostenuti tramite il Meccanismo per collegare l'Europa, lo strumento finanziario dell'UE a sostegno delle infrastrutture di trasporto.
La maggior parte dei finanziamenti (109 milioni di euro) sarà destinata a sostenere le piattaforme logistiche multimodali, che consentono di trasferire le merci tra diversi modi di trasporto. Seguono i sistemi di trasporto intelligenti stradali (80,2 milioni) e l'innovazione e le nuove tecnologie (71,4 milioni), il che dimostra l'impegno dell'UE a ridurre gli ingorghi e le emissioni aumentando al tempo stesso la sicurezza. Complessivamente finora il meccanismo per collegare l'Europa ha sostenuto 688 progetti, per un totale di 22,9 miliardi di euro.
Vai al MEMO 

#NewRightsNow: l'Iniziativa dei cittadini europei per rafforzare i diritti dei lavoratori "uberizzati"

Iniziativa dei cittadini europei
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La Commissione europea ha deciso di registrare un'iniziativa dei cittadini europei intitolata "#NewRightsNow" rivolta a rafforzare i diritti dei lavoratori "uberizzati". La registrazione dell'iniziativa avrà luogo il 1° aprile 2019, data dalla quale decorrerà il periodo di un anno per la raccolta delle firme a sostegno dell'iniziativa.

Gli organizzatori hanno invitato la Commissione a "imporre alle piattaforme digitali l'obbligo di assicurare un reddito minimo garantito ai lavoratori autonomi che prestano regolarmente un'attività lavorativa per loro". Gli organizzatori sostengono che tali misure "permetterebbero di tutelare e stabilizzare il reddito di questi lavoratori e […], più nello specifico, di affrontare la precarietà occupazionale dei "lavoratori uberizzati".

A norma dei trattati, l'UE può intraprendere azioni legali per agevolare l'accesso alle attività autonome e l'esercizio di queste. La Commissione ha pertanto ritenuto giuridicamente ammissibile l'iniziativa e ha deciso di registrarla. In questa fase della procedura, la Commissione non ha analizzato il merito dell'iniziativa ma solo la sua ammissibilità giuridica.
La registrazione dell'iniziativa avrà luogo il 1° aprile 2019, data dalla quale decorrerà il periodo di un anno per la raccolta delle firme a sostegno dell'iniziativa da parte degli organizzatori. Se l'iniziativa riceverà un milione di dichiarazioni di sostegno in almeno sette Stati membri nell'arco di un anno, la Commissione la esaminerà e reagirà entro tre mesi. Essa potrà decidere di dare o di non dare seguito alla richiesta e, in entrambi i casi, dovrà giustificare la sua decisione.

Come funziona l'iniziativa dei cittadini europei?

Prevista dal trattato di Lisbona come strumento per consentire ai cittadini di influire sul programma di lavoro della Commissione, l'Iniziativa dei cittadini europei è stata istituita nell'aprile del 2012 con l'entrata in vigore del regolamento riguardante l'iniziativa dei cittadini, che attua le disposizioni del trattato. Nel 2017, nell'ambito del discorso del presidente Juncker sullo stato dell'Unione, la Commissione europea ha presentato proposte di riforma per l'iniziativa dei cittadini europei volte a semplificarne ancora di più l'uso. Nel dicembre 2018 il Parlamento europeo e il Consiglio sono giunti ad un accordo sulla riforma e le nuove norme entreranno in vigore a partire dal 1º gennaio 2020.
Una volta registrata ufficialmente, un'iniziativa dei cittadini europei consentirà a 1 milione di cittadini provenienti da almeno un quarto degli Stati membri dell'UE di invitare la Commissione europea a proporre atti giuridici nei settori di sua competenza.
Per essere ammissibile, l'azione proposta non deve esulare manifestamente dalla competenza della Commissione di presentare una proposta di atto legislativo e non deve essere manifestamente ingiuriosa, futile o vessatoria né manifestamente contraria ai valori dell'Unione.

Per ulteriori informazioni

Il testo integrale della proposta di iniziativa dei cittadini europei sarà disponibile a partire dal 1° aprile 2019)
Pagina Facebook: New Rights Now

Sì del Parlamento Europeo a un nuovo assetto del mercato dell'energia elettrica

simboli energia pulita
copyright pixabay

Il Parlamento europeo ha approvato le nuove regole che preparano il mercato dell'energia elettrica dell'UE al futuro e mettono il consumatore al centro della transizione energetica. Si tratta di un passo importante per consentire all'Unione europea e ai suoi Stati membri di impegnarsi nella transizione verso l'energia pulita, dare seguito alla legislazione 2030 già adottata in materia di clima e rispettare gli impegni dell'accordo di Parigi. La parola passa ora al Consiglio dell'Unione europea, che dovrà formalmente adottare il testo della Direttiva e dei tre regolamenti.

Secondo la Commissione Europea, l'approvazione del nuovo assetto del mercato dell'energia elettrica renderà i mercati dell'energia più flessibili e faciliterà l'integrazione di una percentuale maggiore di energie rinnovabili. Per l'esecutivo europeo, un mercato energetico dell'UE integrato è il modo più efficace, sotto il profilo dei costi, per garantire forniture sicure e a prezzi accessibili a tutti i cittadini dell'Unione. Risulta particolarmente importante l'adozione di un quadro comune per i meccanismi di regolazione della capacità, che garantirà che in futuro questi meccanismi siano in linea con gli obiettivi climatici, tenendo conto al tempo stesso delle legittime preoccupazioni in materia di sicurezza della fornitura".