Ormai lo sanno bene anche le capre: in un futuro non lontano ci saranno solo grandi città: serbatoi di voraci-consumatori, facilmente controllabili, condizionabili e adattabili. I pochi piccoli villaggi che sopravviveranno saranno una sorta di zoo, dove gli scolaretti e le scolarette verranno portati in gita a esplorare come sopravvivevano i trisnonni ed a vedere con i propri occhietti come sono fatti i veri polli, che hanno sempre visto soltanto nel supermarket, spennati, avvolti nel cellofan e riconoscibili grazie a un codice a barre.
Ciononostante da molti anni si susseguono le "strategie", i "piani", i "programmi" e le "iniziative" rivolte a "contrastare il fenomeno" dello spopolamento, attualmente anche con la complicità delle nuove tecnologie alla moda, basate su "innovazione", "digitale" e... L'immancabile, mitica, "resilienza" che, in questo caso è, ovviamente, "locale".
In tale complesso - e lucroso - fermento strategico occorre tuttavia riconoscere un recente "salto di qualità" che, inaspettatamente, coinvolge anche noi giuristi, avvocati o "legulei": si tratta del "diritto di rimanere"*.Si, avete letto bene.
Questa volta non ce n'é per nessuno! E
pare che il triste fenomeno dello spopolamento abbia ormai le ore contate!
Ciò grazie al contributo* - definito come determinante - dell'ex primo ministro italiano Enrico Letta che, in questo periodo, si trova al centro del dibattito e nei tavoli "che contano", ossia quelli animati dalla Commissione europea nel quadro di politiche e strumenti importanti come la "coesione economica, sociale e territoriale", il futuro della "competitività europea", ed i "servizi scientifici interni" che hanno addirittura partorito una relazione sulle "Prospettive demografiche sul diritto di rimanere"(right to stay), visto come "uno sforzo per affrontare le cause strutturali che spingono le persone a lasciare involontariamente le loro regioni d'origine".
Tuttavia, nonostante
l'ennesimo sforzo "politico/programmatico" e
la valanga di quattrini spesi e impegnati, a parte qualche eccezione la
popolazione continua a concentrarsi nelle grandi città e i territori
interessati continuano a perdere giovani, a soffrire la carenza di servizi
sanitari e scolastici, ad assistere al crescente invecchiamento demografico;
alla difficoltà di creare e attrarre occupazione qualificata;...
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Ecco una sintesi del tortuoso percorso dello spopolamento nella programmazione dell'UE:
Dal 2000 a oggi l’Unione Europea ha sviluppato
diverse strategie per contrastare lo spopolamento, soprattutto nelle aree
rurali, montane, periferiche e nelle cosiddette “aree interne”. Queste
politiche non sono mai state un unico programma anti-spopolamento, ma un
insieme di interventi collegati a: coesione territoriale, sviluppo rurale,
innovazione e servizi pubblici. In particolare:
1. Agenda 2000: sviluppo rurale e coesione
territoriale
Con l’Agenda 2000, l’UE riformò la
Politica Agricola Comune (PAC), introducendo il “secondo pilastro” dedicato
allo sviluppo rurale. L’obiettivo non era più solo sostenere l’agricoltura, ma
mantenere vive le comunità rurali....In questa fase si iniziò a considerare lo
spopolamento come problema territoriale e non solo agricolo.
2. Programmi LEADER e sviluppo locale
partecipativo
Uno degli strumenti più importanti è stato
il programma LEADER (Liaison Entre Actions de Développement de l'Économie
Rurale), introdotto negli anni 2000. I principi su cui si fondava erano, per
l'epoca, innovativi e proseguono anche attualmente attraverso i
cosiddetti Community-Led
Local Development (CLLD).
3. La politica di coesione 2007-2013
Dal ciclo 2007-2013 la lotta alle
disparità territoriali diventa centrale nella Politica di Coesione europea
anche in riferimento al fatto che l’articolo 174 del Trattato UE stabilisce che
questa deve prestare particolare attenzione a:
Ø aree rurali;
Ø regioni montane;
Ø territori con
svantaggi demografici permanenti.
Gli strumenti principali:
Ø FESR (Fondo europeo di
sviluppo regionale);
Ø FSE (Fondo sociale
europeo);
Ø Fondo di Coesione.
Gli investimenti riguardavano:
Ø trasporti;
Ø banda larga;
Ø servizi pubblici;
Ø occupazione;
Ø innovazione
locale.
4. La Strategia Europa 2020 e la “crescita
inclusiva”
Dopo la crisi del 2008, la strategia
“Europa 2020” collegava esplicitamente:
Ø inclusione sociale;
Ø innovazione;
Ø sostenibilità
territoriale.
L’idea era che le regioni periferiche potessero
contrastare lo spopolamento tramite:
Ø digitalizzazione;
Ø economia verde;
Ø smart specialization;
Ø servizi intelligenti.
In questo periodo cresce anche
l’attenzione alla qualità
della vita nei territori marginali.
5. Gli “Smart Villages”
Dal 2017 l’UE lancia il concetto di “Smart
Villages”, uno dei principali strumenti contemporanei contro il declino
demografico rurale. Uno “smart village” usa:
Ø tecnologie digitali;
Ø innovazione sociale;
Ø energie rinnovabili;
Ø servizi condivisi.
Gli obiettivi:
Ø mantenere popolazione
giovane;
Ø migliorare accesso a
sanità e istruzione;
Ø favorire lavoro remoto e
imprese locali;
Ø ridurre isolamento
territoriale.
La digitalizzazione diventa anche una “leva
contro la spirale del declino” delle aree periferiche.
6. Cooperazione territoriale europea
(Interreg)
Un altro asse importante è Interreg,
che finanzia la cooperazione tra le regioni europee. In tale quadro l’idea è
soprattutto che i territori marginali possano rafforzarsi creando reti sovranazionali.
In tale contesto sono numerosi i progetti finanziati che hanno affrontato: declino
demografico; invecchiamento; mobilità; servizi condivisi tra territori
transfrontalieri in aree diverse d’Europa quali:
Ø Alpi;
Ø Appennini;
Ø regioni baltiche;
Ø area Mediterranea…
7. Il caso italiano: Strategia Nazionale
Aree Interne (SNAI)
L’Italia è uno dei paesi UE che ha
sviluppato una strategia specifica contro lo spopolamento, sostenuta anche da
fondi europei. La SNAI, avviata nel 2014, punta a:
Ø infrastrutture scolastiche;
Ø sanità territoriale;
Ø trasporto locale;
Ø sviluppo economico;
Ø tutela del territorio.
In tale contesto le aree interne italiane coincidono spesso
con: territori montani; comuni periferici; zone a forte calo demografico. La
strategia continua anche nel ciclo 2021-2027.
8. PNRR, transizione digitale e lavoro da
remoto
Con Next Generation EU e i PNRR nazionali:
si finanziano infrastrutture digitali; si sostengono borghi storici; si punta a
rendere abitabili territori periferici, collegando in particolare la lotta allo
spopolamento con strumenti quali:
Ø smart working;
Ø digitalizzazione;
Ø banda ultralarga;
Ø servizi online.
Per quanto mi riguarda, pur avendo qualche idea per contribuire a risolvere concretamente il problema, ad ogni buon conto, e considerando che qui si tratta di "diritto", da giurista/leguleio sto già affilando i miei codici, i miei trattati e le mie raccolte della giurisprudenza!
Vai alla scheda del progetto Balentes - Interreg Europe
#spopolamento #balentesinterreg